Allora è fatta anche questa!

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Allora è fatta anche questa! Anche questa escursione a Burano la possiamo archiviare fra le nostre belle imprese, e,come dico sempre in queste occasioni, anche questa non ce la porta più via nessuno!

Tutto è cominciato secondo i migliori auspici:

previsioni di un tempo clemente per tutta la giornata, tabella di marcia rispettata rigorosamente e ritrovo sul luogo convenuto per la partenza praticamente in contemporanea, sfalsato solo di alcuni minuti, nonostante convergessimo da tre località diverse e anche piuttosto distanti tra loro: Emilio,Chiaro,Piergiorgio e io provenienti da Faenza, Jader da Bologna e Carlo nientemeno che da Lovere,sul lago d’Iseo, ma tutti perfettamente ragguagliati su percorso, svincoli e svoltate varie fino a destinazione (d’altronde quando l’organizzazione è curata da Emilio…). E così, dopo i saluti, le feste e le presentazioni necessarie (alcuni di noi, infatti, incontravano Jader per la prima volta), senza altri indugi abbiamo preso il largo addentrandoci in quel bellissimo tratto di laguna e dirigendoci verso Torcello e Burano, di cui già si scorgevano i campanili in lontananza. Devo dire che , nonostante ci fossi già transitato perché è sul tragitto delle varie “Vogalonga” (o “Vogalonghe”?) a cui ho partecipato, stavolta ho potuto gustarmi le bellezze di Burano molto più da vicino. A differenza degli altri Uominiliberi miei compagni, quel giorno penso proprio di essere entrato in una simbiosi più profonda con quel paesino da sogno, con le sue casette, i suoi colori, i suoi odori, i suoi sapori…insomma…mi sono rovesciato in acqua proprio nel canale più centrale, vicino alla piazza, fra negozietti e ristorantini, per il piacere dei tantissimi turisti

presenti, che già ci avevano adocchiati e assistevano interessati ad una nostra manovra di sottopasso, non senza difficoltà, di un ponticello in ferro posto a raso delle fondamenta per eliminare la barriera architettonica, a favore dei disabili che dovevano attraversare il canale.

Solo che quel ponte risolve il problema di un disabile che ci passa sopra….ma ne crea tanti a un andicappato che ci passa sotto!! E così, piano piano, passano Emilio e Chiaro, passa Piergiorgio, e intanto i turisti si assiepano lungo le fondamenta e sui ponti a guardare e fare commenti in tutte le lingue del mondo, passa Carlo, Jader tergiversa e poi, saggiamente, rinuncia e torna indietro, e alla fine tocca a me…che cosa potevo fare secondo voi? Cosa fa uno a cui il suo presidente ha insegnato che bisogna sempre gettare il cuore oltre l’ostacolo? Ho detto a Jader  “dai ci provo anch’io”…poi non ricordo più niente, ricordo solo che a un certo punto sembrava che fossi riuscito a passare e invece mi sono incastrato non so bene con cosa, forse il borsone che mi porto sempre dietro, forse le corna…sta di fatto che non andavo più né avanti e né indietro e, nel tentativo maldestro di disincagliarmi cominciavo a inclinarmi su un lato, lentamente ma inesorabilmente, fino a ritrovarmi tutto completamente rovesciato e sommerso dall’acqua. A quel punto, col sottofondo di qualche gridolino spaventato di alcune turiste giapponesi, “ho dato l’ordine di abbandonare la nave”…insomma, mi sono sfilato, ho raddrizzato il kayak, che nel frattempo aveva imbarcato parecchie litrate d’acqua, e, dopo un primo momento di smarrimento, mi ci sono arrampicato sopra, non senza difficoltà, e reinfilato dentro (e ci sono riuscito solo grazie a Carlo che, essendo quello più vicino a me, mi ha assistito sia materialmente che moralmente, tenendomi saldo il kayak e aiutandomi a non perdermi d’animo, trasmettendomi sicurezza e dandomi con serenità le giuste indicazioni su come fare i vari movimenti per risalire…grazie Carlo, sei un grande!). A conclusione di tutto, il lieto fine è stato coronato da sorrisi, pollici dritti verso l’alto, espressioni di compiacimento in tutte le lingue del mondo, le giapponesine che si erano spaventate hanno fatto un applauso di sollievo e, sarà stata suggestione o chissà cosa, mi è sembrato di sentir dire da qualcuno: “ma quello non è quel pirla che si è fatto ciulare la canoa quando eravamo sul Gargano l’anno scorso? ”…Comunque ragazzi, come si dice in questi casi: TUTTO E’ BENE QUEL CHE FINISCE BENE!….(però si dice anche: CHEFFIGURADIMMERDA!). Dopo questo episodio, comunque per niente drammatico, anche se movimentato, e dopo avere svuotato il kayak dall’acqua usando dei provvidenziali bicchierotti di plastica che il nostro Presidente porta sempre con se, adesso l’ho capito, apposta per queste evenienze, abbiamo proseguito la nostra bellissima escursione arrivando fino all’isola di San Francesco, dove c’è un antico convento di frati, e fra questi ce n’è uno molto corpulento, probabilmente addetto a sgridare i turisti che, come noi, ignorano i cartelli di divieto di accesso e accedono ugualmente con i kayak in un tratto di canale proibito (e, mentre il frate mi sgridava e io ribattevo con delle scuse improbabili sorrette da motivazioni inesistenti, mi è parso di sentir dire da qualcuno: “ma quello non è quel pirla che si è rovesciato un’ora fa dentro Burano? ”… chissà, forse è stata solo suggestione). Nel programma c’era anche l’eventuale visita guidata al convento, ma, siccome c’era da aspettare ancora una mezz’oretta e c’era il rischio che il frate cicerone e quel frate portinaio e sgridatore fossero sempre la stessa persona, abbiamo preferito alzare i tacchi, o meglio, levare le ancore e iniziare il viaggio di ritorno. E che dire del ritorno?...Una vera piacevolezza, col sole del tardo pomeriggio che finalmente era spuntato da dietro le nuvole a intiepidirci quell’ultimo scampolo di giornata e, soprattutto, col nostro Presidente sempre davanti, che ci guidava consultando continuamente il suo GPS, in cui aveva preventivamente tracciato tutta la rotta del ritorno in quelle valli infide, mentre il povero Chiaro, nel pozzetto posteriore della Iolanda, dietro al nostro Presidente,  remava e remava e remava, senza fermarsi mai, senza mai tirare il fiato…poverino, confesso che mi ha fatto un po’ pena. Concludo questo mio articolo salutando tutti calorosamente e, ansioso di poter vedere al più presto le foto di quella bellissima giornata,  mi auguro di poter condividere le prossime imprese col maggior numero di Uominiliberi possibile.

P.S.

Per chi fosse curioso di sapere che sapore ha l’acqua del canale di Burano, dato che mi è capitato di berne un po’, dirò che ha un sapore deciso e persistente, con un retrogusto leggermente abboccato ma che non le fa perdere comunque il vigore tipico delle acque di questa laguna, specialmente in annate come questa, così povera di precipitazioni estive. Rimane infine al palato, inizialmente allappato dalla considerevole presenza di tannini, un gradevole sentore di mughetto che si stempera nel tipico aroma della viola selvatica, conferendo a quest’acqua personalità e carattere e rendendola particolarmente idonea ad accompagnare piatti di pesce e frutti di mare. Temperatura ideale di mescita  4°-5° centigradi.

(Per ora non mi è ancora venuto nessun tipo di cagarella…speriamo bene!)

       
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